Non sono capace a scrivere di me, ne a raccontare della mia vita. In generale non sono mai stato una cima in italiano, a parte l'analisi logica. Quella mi riusciva strabene. Ma intendo quella capacità di esprimere chiaramente quello che sento e che vivo. Ho spesso la sensazione, dopo aver scritto qualcosa, di non rendere l'idea, nemmeno a me stesso. Questo mi lascia un bel po' di insoddisfazione. Ma tant'è.
Sto passando una terribile vita di attesa: attendo il momento opportuno, attendo che passi il periodo brutto, attendo l'occasione giusta, attendo che mi vengano a cercare, attendo l'iniziativa personale, attendo l'ispirazione, attendo che il vento gelido d'inverno mi porti via tutto, per poter ricominciare da capo. Oddio, terribile è una parola esagerata, ma vivere così non è appagante. Se proprio lo si vuol dire, sto buttando via il mio tempo. Perchè comunque il vento gelido non ha mai portato via nulla. Si sa, il ghiaccio congela tutto. E quando tornano i primi caldi, tutto torna come prima. Magicamente (la magia non è mica solo bianca, c'è anche quella nera; e anche la fisica è magia).
A questo punto dovrei mettermi ad analizzare gli aspetti che caratterizzano la situazione, cogliere le sfumature, captare il nucleo della questione, capire qual è il vero problema di fondo, studiarlo e sentenziare un "devo" tra quelli che mi si prospettano come soluzione. Dovrei anche fare quello che la Fra diceva di leggere in me tra le mie righe, il filosofo. Questo processo l'ho fatto parecchie volte, ha funzionato spesso ed è sempre stato utile, al minimo. Lo sto facendo anche ora. Forse in media sono troppo più avanti rispetto a questo punto, perciò ogni tanto è meglio fermarsi un attimo per rivalutare il quadro. E questo, appunto, lo sto facendo ora.
Per questo lavoro mi ci volevano ore e giorni. Non è certo a 22 anni che mi si accorciano i tempi.
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